Confcooperative: “Le cooperative sociosanitarie, infrastruttura di welfare con 400 mila lavoratori che assistono 7 milioni di persone”

Confcooperative: “Le cooperative sociosanitarie, infrastruttura di welfare con 400 mila lavoratori che assistono 7 milioni di persone”

giovedì 19 febbraio 2026

“Rafforzare territori, servizi alla persona e professioni della cura” le richieste in occasione della Giornata nazionale del personale sociosanitario

Confcooperative: “Le cooperative sociosanitarie, infrastruttura di welfare con 400 mila lavoratori che assistono 7 milioni di persone”

Le cooperative sociosanitarie rappresentano una vera e propria infrastruttura sociale del Paese, garantendo servizi di welfare a circa 7 milioni di persone, anche nelle aree più periferiche e fragili. È quanto sottolineano Confcooperative Sanità e Confcooperative Federsolidarietà in occasione della Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario, assistenziale, socioassistenziale e del volontariato.

Un sistema diffuso che, spiegano le due federazioni, costituisce una rete di prossimità e uno strumento di coesione sociale essenziale, proprio mentre il dibattito pubblico si concentra sulla sostenibilità del modello sociosanitario italiano, messo alla prova dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle cronicità e dalla crescente domanda di assistenza territoriale e domiciliare.

Nonostante la crescita della domanda, l’offerta di assistenza di lungo periodo resta strutturalmente sottodimensionata: in Italia gli operatori della long-term care sono circa 1,5 ogni 100 anziani, contro una media OCSE di 5, segnalando una carenza significativa di personale dedicato.

«Oggi celebriamo medici, infermieri, tecnici della riabilitazione, psicologi, terapisti, operatori delle RSA e tanti altri professionisti che ogni giorno migliorano la qualità della vita delle persone fragili, accompagnando individui e famiglie in percorsi di cura personalizzati», dichiara Giuseppe Milanese, presidente di Confcooperative Sanità, ricordando come la sanità sia un settore ad alta intensità di lavoro in cui il capitale umano rappresenta il cuore di ogni modello di assistenza.

Le cooperative sociosanitarie occupano complessivamente circa 400.000 lavoratori e svolgono un ruolo strutturale nell’organizzazione dei servizi: gestiscono l’87,5% dell’assistenza domiciliare e semiresidenziale e il 53,6% delle strutture residenziali rivolte ad anziani, persone con disabilità, dipendenze o disturbi mentali, oltre a coinvolgere una quota significativa di medici di medicina generale e farmacisti organizzati in forma cooperativa. In molte aree interne rappresentano spesso l’unico presidio sociosanitario organizzato.

«Questa giornata è un’occasione per riconoscere il valore del lavoro sociale e chiedere un investimento deciso su queste professioni», afferma Stefano Granata, presidente di Confcooperative Federsolidarietà. «La crescita delle fragilità e della domanda di cura richiede un cambio di passo: servono politiche che rafforzino gli organici, sviluppino le cure territoriali e aggiornino i modelli di finanziamento, altrimenti il sistema non riuscirà a rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più anziana».

Per Confcooperative, investire nell’assistenza di prossimità significa ridurre la pressione sugli ospedali, garantire continuità di cura vicino alla casa delle persone e rendere più sostenibile l’intero sistema sanitario. Da qui la richiesta di misure strutturali che valorizzino il lavoro sociosanitario, a partire da tariffe che consentano l’adeguata remunerazione dei professionisti e degli operatori, rafforzino la formazione e riconoscano pienamente il contributo del modello cooperativo alla tenuta sociale ed economica del Paese.

  Alessandra Fabri

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