Stefano Granata è stato riconfermato alla presidenza di Confcooperative Federsolidarietà

Stefano Granata è stato riconfermato alla presidenza di Confcooperative Federsolidarietà

giovedì 11 giugno 2026

Una rete di 6.000 cooperative, 264.000 persone occupate e 9,9 miliardi di euro di fatturato

Stefano Granata è stato riconfermato alla presidenza di Confcooperative Federsolidarietà

Stefano Granata è stato riconfermato alla presidenza di Confcooperative Federsolidarietà per il mandato 2026 – 2030. Ampia e articolata la relazione di Granata sui temi dell’invecchiamento attivo, dell’alzheimer, della povertà educativa e del riscatto delle persone che chiedono nuove opportunità di inclusione.

La federazione, forte di una rete di 6.000 cooperative che danno lavoro a 264.000 persone, di cui 21.000 da inserimento lavorativo e 9,9 miliardi di euro di fatturato, denuncia la fragilità strutturale delle nostre tutele pubbliche.

«In Italia abbiamo investito in tante iniziative tramite il PNRR, e non solo. Abbiamo promosso tantissime innovazioni anche individuando delle domande di welfare inespresse seppur necessarie per la tenuta delle persone e delle comunità in cui vivono. Abbiamo tante esperienze che dovrebbero essere meglio messe a frutto. Perché danno risposte concrete alle esigenze sociali, sociosanitarie, educative e di nuova relazione tra le persone nelle Comunità. È fondamentale – dice Granata –avviare una nuova stagione fondativa, partendo da nuovi LEPS (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali), che fin da subito possono essere definiti, grazie alla sedimentazione delle sperimentazioni realizzate anche all’interno del quadro nazionale delle riforme».  

«È necessario che i tanti progetti restino tali, e che siano pienamente valorizzati trasformandoli in servizi strutturali che impattino sull’esigibilità reale dei diritti sociali dei cittadini, in particolare sui fronti caldi della disabilità, dell'Alzheimer, dei minori, della povertà educativa e della crisi abitativa. Questa sfida – conclude Stefano Granata – dovrebbe poter attrarre anche una nuova generazione di giovani impegnati nel sociale, che chiedono di essere valorizzati per il ruolo svolto e riconosciuti per quanto riescono a dare nel lavoro di relazione che certamente comporta un enorme carico emotivo e fisico del lavoro di relazione».

  Alessandra Fabri

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