Il possibile rallentamento o collasso dell’AMOC, il sistema di correnti oceaniche che regola gli scambi tra Atlantico e Mediterraneo, rappresenta una minaccia concreta per l’equilibrio del Mare Nostrum e per il futuro della pesca professionale italiana. È l’allarme lanciato da Confcooperative Agroalimentare e Pesca in occasione della Giornata mondiale degli Oceani riprendendo "recenti studi pubblicati su Science Advances e Nature Communications indicano segnali di indebolimento dell'AMOC e il rischio di avvicinamento a punti critici della circolazione atlantica".
“Quando parliamo di salute degli oceani non ci riferiamo a un tema lontano dalle nostre coste – dichiara il presidente del settore pesca di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, Paolo Tiozzo –. Il Mediterraneo dipende dagli scambi d’acqua con l’Atlantico attraverso lo Stretto di Gibilterra e un’alterazione della circolazione oceanica globale avrebbe effetti diretti anche sulle nostre marinerie”.
Secondo Confcooperative, una modifica delle correnti in ingresso potrebbe aumentare la stratificazione delle acque superficiali, riducendo il naturale rimescolamento dei nutrienti provenienti dai fondali e compromettendo la produttività biologica del mare. “Il rischio – prosegue Tiozzo – è quello di assistere a fenomeni di desertificazione marina con una progressiva riduzione degli stock ittici di specie fondamentali per la pesca italiana, come alici, sardine e merluzzo”.
A preoccupare è anche l’accelerazione della tropicalizzazione del Mediterraneo. L’aumento delle temperature e la maggiore stagnazione delle acque favorirebbero infatti la diffusione di specie aliene invasive, che sottraggono risorse a quelle autoctone e provocano danni alle attrezzature da pesca, aumentando ulteriormente i costi operativi delle imprese.
Non meno esposto il comparto della molluschicoltura, eccellenza produttiva dell’Adriatico e del Tirreno, che potrebbe subire gli effetti di sempre più frequenti crisi di anossia nelle acque costiere, con gravi ripercussioni su allevamenti di cozze e vongole.
“La crisi dell’AMOC – conclude Tiozzo – non è soltanto una questione climatica che riguarda il Nord Europa. Per il Mediterraneo rappresenta un moltiplicatore di vulnerabilità ambientali ed economiche. Difendere gli oceani significa tutelare la biodiversità, garantire la sovranità alimentare del Paese e salvaguardare il lavoro e le tradizioni delle comunità costiere che vivono di pesca”.
Alessandra Fabri