Confcooperative Consumo e Utenza: Roberto Savini riconfermato alla presidenza

Confcooperative Consumo e Utenza: Roberto Savini riconfermato alla presidenza

giovedì 12 maggio 2022

Savini «Tra le priorità del nuovo mandato la regolamentazione delle piattaforme e-commerce, revisione delle norme sugli extra profitti energetici, creazione di una Consulta permanente delle imprese della distribuzione organizzata»

Confcooperative Consumo e Utenza: Roberto Savini riconfermato alla presidenza

Roberto Savini è stato riconfermato alla presidenza di Confcooperative Consumo e Utenza nel corso dell’assemblea della federazione nazionale tenutasi oggi a Roma presso il Palazzo della Cooperazione alla presenza del presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini. 

Cinquantaquattro anni, vicepresidente di Cofra (cooperativa di consumatori con sede a Faenza), Savini guiderà per un altro mandato quadriennale la federazione che associa 512 cooperative, il 66% sono iscritti nel consumo, il 13% elettrico il 10% utenza e il resto (circa 11 %) nel dettaglio. La longevità rappresenta uno degli elementi distintivi della federazione. Il 25% delle cooperative hanno superato i 100 anni di vita. 

«La cooperazione rappresenta i chiodi nella parete verticale, un punto fermo nella tempesta perfetta di questi tempi. L’incertezza generata dagli eventi degli ultimi tempi dimostra come la cooperazione sia indispensabile alla tenuta delle comunità, all’occupazione, alla liberazione dei bisogni», ha dichiarato il presidente Savini nel sottolineare il ruolo strategico svolto dalle cooperative, offrendo servizi essenziali per i cittadini, durante la pandemia prima e ora con il caro energia generato del conflitto in Ucraina. 

E in questa direzione sono andanti gli stimoli alle istituzioni, nelle richieste rivolte alla politica dal presidente Savini.  Dare regole alle piattaforme e – commerce affinché le imprese che creano lavoro di qualità e valorizzano il made in Italy possano competere su un equo terreno di concorrenza fiscale. Sostegno alle imprese di consumo e distribuzione commerciale per l’acquisto di macchinari ad alta efficienza energetica così da ridurre l’impatto ambientale e il contenimento dei costi per i consumatori. Dare vita ad una Consulta permanente pubblico-privato delle imprese della distribuzione organizzata. E sul fronte dell’energia, occhi puntati sul decreto Sostegni ter all’esame del Parlamento per evitare che vengano tassate retroattivamente, dal 2010 a oggi le cooperative elettriche storiche e le comunità energetiche che da imprese no profit non hanno cavalcato l’onda dei rincari della bolletta energetica, non hanno realizzato profitti, ma, anzi, hanno svolto una preziosa funzione di contenimento dei costi dell’energia agli utenti soci. La norma se non corretta tasserebbe quindi non gli extra profitti, ma per assurdo le riduzioni di prezzo che hanno un grande valore sociale e di difesa delle comunità. «Le cooperative elettriche sono il miglior antidoto e la migliore difesa per le nostre comunità e le nostre imprese, dai rischi di shock esterni di mercato dovuti alle fluttuazioni improvvise ed incontrollate dei prezzi delle materie prime energetiche», conclude Savini. 

  

I numeri di Confcooperative Consumo e Utenza 

Confcooperative consumo e utenza associa 512 cooperative, il 66% sono iscritti nel consumo, il 13% elettrico il 10% utenza e il resto (circa 11 %) nel dettaglio. La longevità rappresenta uno degli elementi distintivi della federazione. Il 25% delle cooperative hanno superato i 100 anni di vita. L’89,2% degli occupati nelle cooperative aderenti attive del settore è dipendente a tempo indeterminato, le donne rappresentano il 55%. Il fatturato aggregato prodotto dal sistema delle imprese rappresentate dalla Federazione, quasi 4,5 miliardi di euro, escludendo la rete di vendita, è riconducibile, per il 61,4%, alle cooperative tra dettaglianti. La patrimonializzazione aggregata prodotta dal sistema nel suo complesso, oltre 1 miliardo di euro, vede un significativo contributo delle cooperative elettriche a cui fa riferimento il 37,3% del totale. Tra le aderenti prevale la MICRO dimensione aziendale (solo l’1,6% è classificabile come Grande Impresa). Il 6,23% rientra nella media impresa, il 23% nella piccola impresa. ll 32% delle cooperative ha sede nelle aree classificate “interne”. Nel complesso infatti solo il 13% delle aderenti ha sede legale nelle città metropolitane. 

  Alessandra Fabri

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