Pesca: da Portofino a Goro, tragedie che riaprono il nodo sicurezza. Fedagripesca chiede all’Ue risorse per modernizzare la flotta

Pesca: da Portofino a Goro, tragedie che riaprono il nodo sicurezza. Fedagripesca chiede all’Ue risorse per modernizzare la flotta

martedì 3 febbraio 2026

Dopo le tragedie in mare, l’associazione lancia l’allarme sui tagli al bilancio Ue 2028-2034: flotta troppo vecchia, sicurezza e redditi a rischio

Pesca: da Portofino a Goro, tragedie che riaprono il nodo sicurezza. Fedagripesca chiede all’Ue risorse per modernizzare la flotta

Dall’affondamento del peschereccio Acquario al largo di Portofino, appartenente alla Cooperativa Fra Armatori Motopescherecci, con la scomparsa del comandante Zhouaier Ben Alì Dhib, detto “Michele”, alla tragedia di Goro, dove risulta ancora disperso il pescatore Bruno Osti, uscito in mare per recuperare le reti per la pesca delle anguille: due drammi che, a distanza di pochi giorni, riportano drammaticamente al centro il tema della sicurezza in mare e delle condizioni della flotta peschereccia italiana.

Esprimiamo la nostra più sentita vicinanza alle famiglie dei marittimi coinvolti e ai colleghi delle marinerie colpite da queste tragedie”, afferma Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca. “Sono episodi che colpiscono tutta la comunità della pesca e che dimostrano come il tema della sicurezza in mare e del rinnovo della flotta vada affrontato con urgenza”.

Secondo Fedagripesca, questi eventi non possono essere liquidati come fatalità. “Non si può continuare a lavorare con una flotta sempre più vecchia e con strumenti inadeguati – aggiunge Tiozzo – serve un intervento immediato per modernizzare i pescherecci, migliorare le dotazioni di sicurezza e garantire condizioni di lavoro dignitose a chi ogni giorno affronta il mare”.

È in questo contesto che l’associazione lancia l’allarme sulle prime ipotesi di programmazione Ue per il periodo 2028-2034, che prevederebbero un drastico ridimensionamento delle risorse destinate a pesca e acquacoltura. Secondo le stime di Confcooperative Fedagripesca, i fondi complessivi scenderebbero dagli attuali 6,1 miliardi di euro a poco più di 2 miliardi, con un taglio potenziale fino al 63% rispetto al quadro finanziario 2021-2027.

Una riduzione che rischia di compromettere misure chiave per il settore: a partire dal fermo pesca, strumento essenziale sia per la tutela degli stock ittici sia per garantire il reddito a migliaia di imprese e addetti; passando per le demolizioni dei pescherecci, fondamentali per il riequilibrio della flotta; fino al sostegno alle organizzazioni dei produttori, decisive per la programmazione dell’offerta e la stabilizzazione dei prezzi.

Il tema della sicurezza è strettamente legato al rinnovo della flotta. Oggi oltre la metà delle imbarcazioni italiane ha più di 30 anni, con pescherecci costruiti in molti casi negli anni Cinquanta e Sessanta, come l’Acquario, varato nel 1955. Eppure, sottolinea Fedagripesca, i fondi per le demolizioni coprono appena un terzo delle domande presentate, mentre gli incentivi per le modernizzazioni risalgono ad almeno dieci anni fa e quelle per le nuove costruzioni addirittura a venti anni fa.

“In questa ottica è importante l’impegno del governo e le rassicurazioni del sottosegretario La Pietra sul lavoro che l’Italia sta portando avanti per compensare il taglio dei fondi europei per pesca e acquacoltura”, afferma Tiozzo. “Ma è indispensabile che anche l’Europa riconosca l’urgenza di intervenire, mettendo al centro sicurezza, innovazione e futuro del settore”.

Un’urgenza che riguarda da vicino l’Italia, primo Paese Ue per numero di imbarcazioni (17,5% della flotta europea), il più performante per potenza motore (18,6%) e il terzo per stazza lorda (11,7%, dopo Spagna e Francia). Numeri che, conclude Confcooperative Fedagripesca, rendono non più rinviabile una scelta politica chiara: senza risorse per rinnovare la flotta e migliorare la sicurezza, il prezzo continuerà a essere pagato in mare, dalle imprese e dalle persone.

  Alessandra Fabri

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