La bocciatura dell’ampliamento della Cooperativa Modenese Essiccazione Frutta, che commercializza prugne secche e confetture con il marchio MonteRé, rischia di danneggiare gli agricoltori soci della cooperativa, i dipendenti e il tessuto produttivo non solo modenese.
Lo afferma Confcooperative Terre d’Emilia, esprimendo preoccupazione per le conseguenze della recente sentenza del Consiglio di Stato, che ha confermato l'annullamento del permesso di costruire il nuovo stabilimento che la cooperativa aveva previsto in stradello Aggazzotti.
Fondata nel 1967 e situata a S. Maria di Mugnano (prima campagna modenese), la cooperativa è specializzata nella coltivazione del susino, di cui copre oltre l'80% della produzione italiana.
«MonteRé è molto più di un'azienda: è una cooperativa nel senso più autentico del termine – dichiara il presidente di Confcooperative Terre d’Emilia Matteo Caramaschi –
È un soggetto collettivo che da quasi 60 anni aggrega decine di aziende agricole, ne tutela il reddito e valorizza il lavoro, rappresentando al tempo stesso un'eccellenza riconosciuta a livello nazionale e internazionale. Unico produttore italiano di prugne essiccate, gestisce oltre 500 ettari di impianti frutticoli e incarna perfettamente quei valori di mutualità, radicamento territoriale e sostenibilità che sono il cuore del movimento cooperativo.
Per questo seguiamo la vicenda con grande attenzione. Le ricadute della bocciatura dell’ampliamento non si limitano alla cooperativa in quanto tale, ma investono direttamente ogni singolo socio agricoltore che ha piantato nuovi frutteti contando sulla capacità di MonteRé di lavorarne i prodotti. Oltre 100 ettari di nuovi impianti entreranno in produzione già nel 2026; senza un ampliamento adeguato dello stabilimento, questi agricoltori rischiano di non avere dove portare il proprio raccolto».
La preoccupazione di Confcooperative Terre d’Emilia è ulteriormente acuita dal fatto che la Cooperativa Modenese Essicazione Frutta aveva agito in perfetta buona fede, facendo legittimo affidamento su un permesso di costruire regolarmente emesso dall'Amministrazione pubblica.
«È assurdo che la principale danneggiata di questa vicenda sia una cooperativa che rispetta le regole, onora i propri impegni e investe responsabilmente nel territorio – sottolinea Caramaschi – Per questo chiediamo alle istituzioni, a partire dal Comune di Modena, di affrontare con urgenza e senso di responsabilità la nuova fase istruttoria aperta dalla sentenza. Siamo disponibili al confronto al fine di collaborare e trovare in tempi rapidi una soluzione che permetta a MonteRé di realizzare il proprio progetto.
Il tempo stringe: ogni mese di ritardo è sottratto a una filiera agricola che non può aspettare. Intanto – conclude il presidente di Confcooperative Terre d’Emilia -- restiamo al fianco di MonteRé e dei suoi soci, nella certezza che fare cooperazione significhi anche tutelare uno dei più importanti patrimoni agricoli e cooperativi dell'Emilia-Romagna».
(Nella foto il presidente di Confcooperative Terre d’Emilia Matteo Caramaschi)
Alessandra Fabri