Festival Economia 26: Cooperative non sono eredità del passato ma racconto del futuro

Festival Economia 26: Cooperative non sono eredità del passato ma racconto del futuro

giovedì 21 maggio 2026

A Trento il panel di Confcooperative traccia la rotta: dall'Europa ai territori, dall'intelligenza artificiale al welfare di comunità

Festival Economia 26: Cooperative non sono eredità del passato ma racconto del futuro

Quasi il 10% del PIL europeo si muove attraverso organizzazioni dell'economia sociale, di cui le cooperative rappresentano il pilastro portante. Centosessantatré milioni di cittadini europei sono soci di una cooperativa. A ricordarlo è stato Giuseppe Guerini, presidente di Cooperatives Europe, aprendo i lavori del panel "Cooperative: radice dell'economia sociale", seconda giornata del Festival dell'Economia di Trento.

Un fenomeno tutt'altro che marginale, al punto che l'Unione Europea ha scelto di non lasciarlo al caso: la Commissione si è impegnata a realizzare un piano di sviluppo strutturato per l'economia sociale, invitando gli Stati membri a pianificare ciascuno una propria strategia nazionale. Oggi 21 paesi su 27 — tra cui l'Italia — la stanno mettendo a punto. Tre gli assi su cui si lavora: appalti pubblici, normativa sugli aiuti di Stato e accesso ai finanziamenti. Un cantiere aperto che, nelle intenzioni di Bruxelles, dovrebbe trasformare la cooperazione da realtà consolidata a leva attiva delle politiche economiche continentali.

Ma cosa significa, concretamente, essere "radice" dell'economia sociale? Lo ha spiegato Anna Manca, vicepresidente di Confcooperative: «La cooperazione è radice strutturale dell'economia sociale perché portatrice di un modello diverso dell'economia e della società, basato sulla centralità della persona, delle reti e delle relazioni sociali. Con l'obiettivo primario di offrire servizi e contrastare le disuguaglianze». Non un'alternativa romantica al mercato, dunque, ma un modello con una grammatica propria — e con risultati misurabili.

A dare profondità storica e culturale a questa lettura è intervenuto Aldo Bonomi, fondatore di Aaster, con una delle riflessioni più dense del panel: «Mutualismo e cooperazione vengono prima dell'economia sociale. Le cooperative sono quelle che tengono insieme le economie fondamentali. Voi cooperatori dovete essere i custodi del capitale semantico dei territori, voi che siete custodi del capitale sociale e del capitale relazionale. L'iper modernità impone questo: flussi, capitalismo delle reti. Non siete eredità del passato ma racconto del futuro». Parole che rovesciano una narrazione diffusa — quella che vuole la cooperazione come un fenomeno novecentesco destinato a cedere il passo alle piattaforme digitali e alla finanza globale — e che restituiscono al movimento cooperativo un ruolo di avanguardia, non di retroguardia.

È proprio sul rapporto tra innovazione e radicamento territoriale che si è innestato l'intervento conclusivo di Marco Marcocci, vicepresidente di Confcooperative: «L'intelligenza artificiale può essere un importante strumento di supporto, ma non sarà mai in grado di produrre un algoritmo capace di interpretare i bisogni del territorio come riesce a farlo un nostro operatore sociosanitario. Abbiamo da sempre la capacità di leggere i bisogni delle comunità e di costruire risposte concrete, perché siamo radicati sul territorio». Una dichiarazione che non suona come resistenza al cambiamento, ma come rivendicazione di un vantaggio competitivo che nessuna tecnologia può replicare: la conoscenza profonda delle persone e dei luoghi.

A quella conoscenza Confcooperative intende dare forma concreta. Marcocci ha anticipato che è in corso di elaborazione un progetto di welfare integrato capace di prendere in carico i bisogni di giovani e anziani, mettendo insieme cooperative che operano nel sociale, nel sanitario e nel farmaceutico. Un modello di risposta ai bisogni di comunità che nasce dal basso, dalla rete cooperativa, e che ambisce a diventare un riferimento per le politiche pubbliche nei prossimi anni.

Dal piano europeo al progetto di welfare locale, passando per l'intelligenza artificiale e il capitale relazionale dei territori: il panel di Trento ha restituito un'immagine della cooperazione italiana lontana da ogni nostalgia. Viva, in movimento, consapevole della propria storia e ambiziosa sul proprio futuro.

  Francesco Agresti

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