In un’epoca dominata da ecoansia e bollettini di sventura, l'ottimismo non è un’ingenuità, ma un atto di resistenza intellettuale e un’eresia necessaria. È questo il cuore del messaggio lanciato da Claudio Cerasa, direttore deIl Foglio, che ha presentato il suo nuovo libro "L'antidoto" al Festival dell'Economia di Trento, dialogando nel “Cloud” di Confcooperative in Piazza Duomo con il direttore generale di Confcooperative Fabiola Di Loreto. Il saggio nasce come reazione al dogma contemporaneo del disastro imminente, una distorsione alimentata da media e politica per catturare l'attenzione alimentando la rabbia e monetizzando la paura. Cerasa non nega i problemi, ma propone un cambio di metodo fondato sui fatti: storicamente non siamo mai stati meglio di così e a dimostrarlo ci sono i numeri che i titoli dei giornali spesso ignorano. Dal 1981 a oggi, infatti, la povertà assoluta nel mondo è crollata dal 42% al 9%, mentre l’alfabetizzazione globale ha raggiunto l’86%. Questo progresso è figlio del modello occidentale e delle democrazie liberali, la cui efficacia è confermata dal fatto che oltre il 70% dei rifugiati mondiali cerca riparo proprio nei nostri Paesi. Il saggio affronta le grandi sfide attuali rifiutando la paralisi del catastrofismo: sul fronte climatico, Cerasa ricorda che oggi i decessi per eventi estremi sono meno di un decimo rispetto al secolo scorso grazie a tecnologia e adattamento («non perché il clima sia più buono, ma perché siamo più bravi»), mentre sul tema dell'Intelligenza Artificiale evidenzia come entro il 2030 l'AI cancellerà sì 90 milioni di impieghi, ma ne creerà ben 170 milioni. In definitiva, guardare il bicchiere mezzo pieno non è un esercizio di stile, ma l'unico modo per riappropriarsi della realtà senza lasciarsi manipolare, perché, come concluso a Trento, «l’ottimismo è l’unico modo per difendere la democrazia».
Alessandra Fabri