"Nelle aree interne non c'è inverno demografico, c'è glaciazione. Le cooperative di comunità sono cellule di rinascita, un segnale concreto di speranza. Occorre arrivare quanto prima all’approvazione della legge quadro, ferma da tre anni al Mimit, che ne regoli l’attività e ne promuova lo sviluppo. Un passaggio obbligato se non vogliamo la sciare morire di inedia una parte del nostro Paese ".
Così il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, intervenendo al Festival dell’Economia di Trento ai lavori del panel “Europa e coesione territoriale: il diritto di rimanere a vivere nel luogo che ciascuno chiama casa”, ospitato nella Sala della Federazione Trentina della Cooperazione.
Presenti, tra gli altri, Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione Europea con deleghe alla Coesione e alle Riforme, Maurizio Fugatti, presidente della Provincia Autonoma di Trento, Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, e Roberto Simoni, presidente della Federazione Trentina della Cooperazione.
Al centro del confronto, il tema dello spopolamento delle aree interne italiane ed europee e il ruolo delle politiche di coesione – e della cooperazione in particolare – nel garantire ai cittadini il diritto concreto di restare nei propri territori.
“Le infrastrutture – ha ricordato Gardini - sono fondamentali per la sopravvivenza prima ancora che per lo sviluppo delle aree interne, che troppo spesso si trovano senza fibra ottica, senza adeguati collegamenti stradali e ferroviari. In molte zone non funziona nemmeno più la linea telefonica fissa»
In queste aree, dove mancano i servizi essenziali, l'auto-organizzazione imprenditoriale dei cittadini è fondamentale. Le cooperative di comunità sono la forma organizzativa che meglio riesce a interpretare e fornire risposte in contesti come questi.
«Per questa ragione – aggiunge il presidente di Confcooperative – è più che mai urgente il via libera a una legge quadro nazionale che è pronta da tre anni e che inspiegabilmente, giace nei cassetti del Mimit. Non si può aspettare oltre.»
Francesco Agresti