Economia: Gardini, il sommerso sfiora i 200 miliardi, vale più di un anno di sanità pubblica

Economia: Gardini, il sommerso sfiora i 200 miliardi, vale più di un anno di sanità pubblica

venerdì 25 settembre 2026

Secondo il Focus Censis-Confcooperative il nero pesa quanto il Pil dell’Emilia-Romagna, ruba 3.350 euro a ogni italiano

Economia: Gardini, il sommerso sfiora i 200 miliardi, vale più di un anno di sanità pubblica

«Il lavoro sommerso è un'economia che non si vede e non si tassa. È una voragine che inghiotte, facendola sparire nel nulla, una ricchezza pari al Pil dell’Emilia-Romagna: 197,6 miliardi di euro, pari al 9,2% del Pil del Paese. Sottrae a ogni italiano, dai neonati agli anziani, 3.350 euro. Con la stessa somma, potremmo coprire, per oltre un anno, la spesa sanitaria nazionale che vale circa 142 miliardi (l'anno). Dietro questi numeri, c’è un’altra realtà. Inaccettabile: 2,7 milioni di persone di lavoratori irregolari, sfruttati e pagati quasi la metà dei colleghi regolari». Così Maurizio Gardini presidente di Confcooperative sintetizza i principali numeri del Focus Censis Confcooperative “L'economia sommersa. Il costo dell'irregolarità per l'economia italiana”

«Il sommerso è un moltiplicatore di diseguaglianze, che colpisce prima di tutto chi lavora senza tutele. Ogni euro che sfugge alla fiscalità generale – aggiunge Gardini – è un euro in meno per la sanità, per le pensioni, per i servizi che tengono insieme il Paese: un macigno che si scarica sul debito pubblico e sulle prossime generazioni. Il contrasto al sommerso è una priorità da affrontare per la coesione sociale ed economica dell'Italia».

Tre motori, una sola economia invisibile

Il sommerso italiano si compone di tre ingranaggi, e non pesano tutti allo stesso modo

●       108,2 miliardi di euro (+21,6% dal 2019) da sottodichiarazione: imprese, professionisti e lavoratori autonomi che dichiarano al fisco meno di quanto guadagnano davvero, evadendo imposte su produzione, redditi e Iva;

●       77,2 miliardi di euro (+4% dal 2019) da lavoro irregolare, cioè rapporti di lavoro non registrati o solo in parte dichiarati;

●       12,2 miliardi di euro da altre componenti: affitti in nero e mance non dichiarate in ristorazione, alberghi e servizi alla persona, sostanzialmente stabili nel periodo.

Il messaggio è chiaro: la crescita del sommerso italiano è trainata sempre più dalla sottodichiarazione dei redditi, più che dal solo lavoro nero.

Chi lavora in nero guadagna quasi la metà. Dietro i numeri assoluti ci sono le persone: nel 2024 gli occupati irregolari in Italia sono 2 milioni e 725mila, in crescita di 117mila unità rispetto alla stima precedente, pur restando in calo complessivo del 2,1% in sei anni dal 2019-2024 (contro un +5,4% dell'occupazione regolare, salita di 1.219mila unità).

A pesare più del numero è il prezzo di questa condizione: un lavoratore irregolare ha guadagnato in media 9,2 euro lordi l'ora, contro i 17,8 euro di chi lavora regolarmente. Una differenza di 8,6 euro l'ora, pari a una perdita del 48,3%: chi lavora senza contratto, in media, guadagna la metà. Il divario più ampio si registra nell'industria in senso stretto, dove si sfiora una perdita del 53,5% (20,2 euro contro 9,4 euro l'ora).

Evasione oltre i 100 miliardi: un euro su sei sparisce Il Focus quantifica anche il conto per le casse pubbliche: fra il 2019 e il 2023 l'evasione tributaria e contributiva si è attestata fra 99 e 103 miliardi di euro l'anno, per circa il 90% legata a mancati versamenti fiscali, in particolare Iva (30 miliardi) e Irpef di autonomi e imprese (oltre 36 miliardi). La propensione media all'evasione sul totale delle entrate tributarie è pari al 17,4%: in pratica, ogni 100 euro di gettito atteso, quasi 17 non arrivano mai allo Stato. Il picco si registra sull'Irpef dei lavoratori autonomi e delle imprese, dove la propensione all'evasione sale al 60,6%.

Il boomerang sul debito pubblico: il conto finale ricade sull'intero Paese. Il debito pubblico ha superato 3.000 miliardi di euro, pari al 136,7% del Pil. Solo fra il 2021 e il 2023 la somma dei mancati introiti fiscali e contributivi ha raggiunto 313 miliardi di euro, una cifra superiore di 88 miliardi all'intero ammontare delle risorse del Pnrr destinate all'Italia (225 miliardi). Secondo le simulazioni dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio, un miglioramento strutturale della compliance fiscale potrebbe portare il rapporto debito/Pil, entro il 2041, in un intervallo fra 115,9 e 118 punti percentuali.

 

  Francesco Agresti

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