Cooperative: il 61% degli occupati è donna. Centri antiviolenza, 67 mila vittime a rischio
«Il 61% degli occupati sono donne, il 40% dei soci è al femminile e la presenza negli organi di governance raggiunge il 26,5%, dieci punti percentuali sopra la media delle altre forme d'impresa. I numeri delle cooperative aderenti a Confcooperative dimostrano che un modello alternativo esiste e funziona, in un Paese che continua a registrare performance tra le peggiori d'Europa sul fronte dell'occupazione femminile e della parità salariale». A tracciare il bilancio è Alessandra Rinaldi, presidente della Commissione Donne Cooperazione di Confcooperative, in occasione dell'evento "L'impresa delle donne" che celebra i vent'anni di attività della Commissione, nata con l'obiettivo di rendere strutturale l'impegno per la parità di genere nel mondo cooperativo.
Il gap italiano con l'Europa. I dati del resto parlano chiaro. L'Italia registra un tasso di occupazione femminile del 52,5%, contro una media europea superiore al 65%. Il divario retributivo si attesta al 29,1%, con gli uomini che percepiscono in media 8.000 euro in più all'anno. Il Global Gender Gap Index 2025 del World Economic Forum colloca il Paese all'85° posto mondiale, dietro a Germania, Spagna, Portogallo, Francia e persino Grecia, con sei posizioni perse dal 2023 (Istat – Confcooperative).
«Due decenni di politiche del lavoro non hanno intaccato una stratificazione che si struttura lungo quattro direttrici: concentrazione dell'occupazione femminile in settori a bassa valorizzazione economica, rarefazione dei ruoli decisionali, frammentazione dei percorsi lavorativi, diffusione del part-time come risposta obbligata all'asimmetria distributiva del carico di cura» analizza Rinaldi.
A questo quadro si aggiunge la crisi demografica: meno di 400.000 nascite annue, un livello che compromette la sostenibilità del sistema Paese. Una donna su quattro è costretta a lasciare il lavoro per prestare assistenza a un anziano o a un minore. Circa 2,4 milioni di donne non cercano nemmeno un'occupazione.
Le cooperative a guida femminile mostrano tassi di sopravvivenza superiori alla media e maggiore propensione all'innovazione sociale, operando in settori strategici come sanità, servizi socio-educativi, agricoltura sostenibile e transizione digitale. Su un totale di 550.000 occupati nel sistema Confcooperative, la presenza femminile raggiunge il 61%, un dato che ribalta la fotografia nazionale.
«Non sono numeri da sfoggiare, ma evidenze di un sistema che realizza condizioni più eque» sottolinea la presidente della Commissione, richiamando il pay-off dell'ONU che ha proclamato il 2025 Anno Internazionale delle Cooperative: "Building a better world".
Centri antiviolenza, servono risorse strutturali Sul fronte dell'antiviolenza, le cooperative sociali di Confcooperative assistono attualmente oltre 3.000 persone tra donne e minori vittime di violenza, su un totale nazionale tra 65.000 e 67.000 persone prese in carico. La proroga dell'adeguamento ai requisiti minimi dei centri antiviolenza, annunciata dalla Conferenza Stato-Regioni, ha scongiurato la chiusura di servizi operativi da anni sul territorio. «Resta, però, un’azione provvisoria – avverte Rinaldi – Serve una soluzione strutturale che garantisca continuità operativa senza abbassare gli standard di qualità. I centri sono ancora insufficienti per rispondere alla domanda di aiuto e per rispettare le indicazioni della Convenzione di Istanbul».
Il pacchetto di interventi richiesto Confcooperative chiede interventi su tre pilastri. Sul fronte delle politiche pubbliche: investimenti strutturali in infrastrutture sociali, a partire dal potenziamento degli asili nido, razionalizzazione degli strumenti fiscali, diffusione dello smart working e incentivi per le imprese che adottano politiche di conciliazione. «Serve una riforma del welfare che redistribuisca i carichi di cura tra Stato, imprese e famiglie», è la richiesta. Sul piano delle prassi organizzative: parità retributiva verificabile e sanzionabile, trasparenza salariale e flessibilità oraria come standard, non come privilegio da negoziare individualmente.
Infine, il cambiamento culturale. «Finché la cura sarà considerata compito prevalentemente femminile, la parità resterà irraggiungibile – osserva Rinaldi, che chiede al governo di includere la parità di genere come asse portante del Piano Nazionale dell'Economia Sociale.
"L'Italia non può permettersi di rinunciare al contributo di oltre metà della propria popolazione. Non per retorica, ma per necessità", conclude la presidente della Commissione Donne Cooperazione.
“L’Impresa delle Donne", l'vento per i 20 anni della Commissione DonneCooperAzione
Oggi a Roma si è svolto l’evento “L’Impresa delle Donne”, dedicato all’impresa cooperativa, alla leadership femminile, all’innovazione e alla rappresentanza, che ha celebrato i 20 anni della Commissione Donne CooperAzione di Confcooperative.
Ad aprire i lavori è stata il direttore generale di Confcooperative, Fabiola Di Loreto, che ha richiamato il significato profondo del titolo dell’iniziativa, sottolineando come l’impresa delle donne racconti la fatica quotidiana di conciliare vita e lavoro, affrontata attraverso uno spirito di collaborazione e cooperazione che rappresenta un tratto distintivo del modello cooperativo.
Nel corso della giornata si sono susseguiti tre panel di approfondimento, moderati da Francesca Rossini, Katia Maria Dessì, Alessandra Grasso e Susanna Gristina (dirigenti Commissione Donne CooprAzione), che hanno visto gli interventi di Eugenia Maria Roccella, Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Lucia Albano, Sottosegretario di Stato al MEF, Alessandra Locatelli, Ministro per le Disabilità, Martina Semenzato, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, Valentina Picca Bianchi, Presidente del Comitato Impresa Donna (MIMIT), Amalia Ercoli-Finzi, ingegnera aerospaziale, Paolo Manfredi, Università di Milano-Bicocca, Francesca Gagliardi, professoressa di Economia delle Istituzioni all’Università dell’Hertfordshire (UK), e Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative.
«La moltiplicazione dei centri antiviolenza è fondamentale per garantire una diffusione capillare, indispensabile per fare prevenzione e protezione», ha sottolineato Eugenia Roccella, ministra per le Pari opportunità e la Famiglia. «Il Governo ha attivato diversi strumenti per favorire le pari opportunità, anche grazie al supporto delle imprese», ha aggiunto.
Nel corso dell’iniziativa sono intervenute anche Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità, Lucia Albano, sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze, e Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio.
Nei loro interventi è stata evidenziata la necessità di promuovere le pari opportunità attraverso strumenti concreti di conciliazione tra vita e lavoro, capaci di favorire l’accesso delle donne al mondo del lavoro, sostenerne i percorsi di carriera e rafforzarne l’autonomia economica, considerata un requisito fondamentale per contrastare la violenza di genere.
Nel suo intervento, il presidente Gardini ha ribadito il valore del percorso avviato vent’anni fa dalla Commissione Donne CooperAzione, che ha favorito l’emersione di una leadership femminile capace di affrontare le sfide del mercato. Un impegno che guarda avanti, puntando sull’autonomia economica come leva fondamentale contro le disuguaglianze e la violenza di genere. In questo quadro, le cooperative si confermano protagoniste di un nuovo patto sul lavoro, capace di valorizzare territori, bisogni sociali e una contrattazione più inclusiva e meritocratica.