Formazione nelle MPMI, Di Loreto: investire sulle persone e fare sistema

Formazione nelle MPMI, Di Loreto: investire sulle persone e fare sistema

mercoledì 23 settembre 2026

L'intervento all'incontro organizzato da Foncoop sulla formazione delle cooperative. Menni: fare sistema per accompagnare la crescita delle imprese più piccole

Formazione nelle MPMI, Di Loreto: investire sulle persone e fare sistema

La formazione come investimento strategico per la crescita delle imprese, leva per attrarre i giovani e strumento per rafforzare identità e partecipazione cooperativa. Sono alcuni dei temi evidenziati dal direttore generale di Confcooperative Fabiola Di Loreto all’incontro “Dalla formazione all’apprendimento: strategie e pratiche formative delle MPMI italiane”, promosso da Foncoop in occasione della presentazione della ricerca “Strategie e pratiche formative delle MPMI italiane: esiste una specificità cooperativa?” realizzata con l’Osservatorio Digitale e Competitività nelle PMI del Politecnico di Milano.

Al panel “La formazione nelle MPMI cooperative: prospettive per il futuro”, coordinato dal direttore generale di Foncoop Gianfranco De Simone, insieme a Di Loreto sono intervenuti Gianluigi Granero, direttore di Legacoop, Silvia Rimondi, direttore generale di Agci, e Claudio Rorato, direttore dell’Osservatorio Digitale e Competitività nelle PMI del Politecnico di Milano. A chiudere i lavori Marco Menni, vicepresidente nazionale di Confcooperative e Presidente di Foncoop.

Di Loreto si è soffermata in particolare su tre aspetti. Il primo è il peso della dimensione aziendale: nelle realtà più piccole la formazione è più difficile da programmare, soprattutto per la mancanza di tempo e di risorse dedicate. Un dato che, ha osservato, non va letto come un indicatore della qualità dell’impresa o dell’imprenditore: semplicemente, un’impresa più strutturata dispone più facilmente di risorse economiche e di persone da dedicare all’innovazione e alla formazione.

La seconda è il rapporto tra formazione e giovani: per Confcooperative, ha sottolineato, rendere il modello cooperativo attrattivo significa mostrare concretamente alle nuove generazioni un modo di fare impresa fondato sulla partecipazione alle scelte, sul lavoro comune e sull’impatto sociale. «Con i giovani non si può fingere»: accanto alle competenze tecniche, la formazione deve saper trasmettere anche identità e valori.

Il terzo punto è la programmazione. «La formazione non può essere una tantum»: per produrre effetti deve entrare nella pianificazione aziendale, partire dalla rilevazione dei fabbisogni della base sociale, dei dirigenti e dei dipendenti e prevedere una valutazione dei risultati.

Di Loreto ha quindi ricordato il percorso avviato da Confcooperative nel 2016, quando la Confederazione ha scelto di passare dalla «logica del costo della formazione alla logica dell’investimento». Una scelta che ha riguardato prima di tutto l’organizzazione interna, coinvolgendo dipendenti e dirigenti e puntando, oltre che sulle competenze tecniche, su soft skill, valori e identità cooperativa.

Tra le esperienze sviluppate, il direttore generale ha richiamato i percorsi sulla leadership femminile, che hanno favorito una maggiore disponibilità delle donne ad assumere ruoli di responsabilità e governance, e quelli rivolti ai giovani, pensati come un “vivaio” per la nuova classe dirigente. Confcooperative dispone inoltre di un catalogo di 42 corsi articolati in 7 aree tematiche e di una piattaforma digitale, in fase di sviluppo, con circa 20 corsi disponibili per le cooperative.

Un ulteriore investimento riguarda la formazione alla rappresentanza. Dopo una fase in cui, ha osservato Di Loreto, si è diffusa l’idea che si potesse fare a meno dei corpi intermedi, oggi torna centrale il loro ruolo nei processi democratici. La prospettiva indicata è continuare a rafforzare la collaborazione tra associazioni di rappresentanza e Foncoop, valorizzandone risorse, professionalità e competenze e promuovendo presso le cooperative l’adesione al Fondo.

A chiudere i lavori, Marco Menni, vicepresidente nazionale di Confcooperative e Presidente di Foncoop, ha richiamato il valore di un confronto che riunisce chi ha il compito di tradurre riflessioni e proposte in azioni concrete. In una fase in cui sta cambiando la “biodiversità” dell’economia italiana, accompagnare le micro e piccole imprese significa per Menni salvaguardare un tessuto diffuso di cultura imprenditiva, sociale e civile, ma anche rafforzarne le possibilità di crescita e innovazione. Da qui la sfida del “fare insieme”: mettere maggiormente in comune, tra Fondo, associazioni e imprese, esperienze formative, competenze e capacità di elaborazione, perché le realtà più strutturate possano contribuire non soltanto con risorse, ma anche con strumenti di sviluppo e prospettiva.

Strategie e pratiche formative delle MPMI italiane: esiste una specificità cooperativa?” è lo studio promosso da Foncoop e realizzato dall’Osservatorio Digitale e Competitività nelle PMI del Politecnico di Milano

Condotto su 1.100 MPMI italiane con un approfondimento su 135 imprese cooperative, lo studio evidenzia come la dimensione aziendale incida sulla capacità di strutturare la formazione. Tra le medie imprese, il 68% delle cooperative dispone di un piano formativo strutturato e aggiornato, contro il 35% delle non cooperative; sulla formazione dedicata all’intelligenza artificiale il confronto è invece 34% contro 19%.

Il link alla ricerca

  Laura Viviani

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