Confederazione

Confcooperative, no al decreto EPR Plastica, la transizione deve essere sostenibile anche economicamente

Le imprese agricole, artigiane, commerciali, cooperative ed industriali italiane hanno presentato le proprie osservazioni nell’ambito della Consultazione avviata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sullo schema di decreto per l’adozione di un regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per i prodotti in plastica. La posizione è netta: il provvedimento, nella sua forma attuale, non è sostenibile per il sistema economico nazionale.

Secondo le organizzazioni firmatarie, l’adozione del regime EPR sui prodotti in plastica si tradurrebbe in un significativo prelievo ai danni delle imprese e dei consumatori nazionali, senza produrre effetti positivi diretti per l’ambiente. L’applicazione di un contributo ambientale su tutti i prodotti e i materiali impiegati nella vita comune, nelle attività produttive, sanitarie e di impresa è considerata una misura che non individua correttamente le azioni da mettere in campo per raggiungere efficacemente gli obiettivi ambientali e di economia circolare.

Le organizzazioni sottolineano come colpire indifferentemente tutti i prodotti e i materiali in plastica contraddica ogni razionale politica di sostegno all’economia circolare. Si ricorda, inoltre, che gli imballaggi in plastica e altri prodotti in polietilene sono già gravati da un prelievo ambientale: l’aggiunta di ulteriori categorie da assoggettare a contribuzione determinerebbe immediate e significative ricadute in termini di costi per le imprese e un aumento dei prezzi al consumo, in una fase storica già particolarmente critica.

Nel confermare il proprio convinto orientamento alla sostenibilità, le organizzazioni chiedono di non procedere con la definizione di un regime EPR per la plastica nelle forme attualmente proposte e richiedono con urgenza l’apertura di un tavolo di lavoro per valutare e condividere le misure più efficaci a tutela dell’ambiente, delle imprese e dei consumatori, senza penalizzare la competitività del sistema produttivo italiano.