Confederazione

2 Giugno, Costituzione e cooperazione nella vita della Repubblica

L’80° compleanno della Repubblica ci offre l’opportunità di soffermarci di nuovo su una delle scelte più originali e lungimiranti della Costituzione repubblicana, il riconoscimento della cooperazione come forma autonoma di attività economica, degna della più alta tutela. L’articolo 45 stabilisce che la Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata e si impegna a promuoverla e a favorirne lo sviluppo. È una disposizione non comune nel panorama delle costituzioni contemporanee: poche carte fondamentali hanno ritenuto necessario dedicare una norma espressa alla cooperazione, riconoscendola nei suoi caratteri specifici, non come una semplice variante di un altro modello di esercizio dell’attività economica, ma come istituzione dotata di propria autonomia e rilevanza costituzionale. La Corte costituzionale ha confermato questa lettura fin dalle sue prime pronunce, chiarendo che il favor della Costituzione per la cooperazione legittima un suo trattamento differenziato — anche in termini normativi e fiscali — rispetto alle altre forme d’impresa, purché ne sia assicurata l’effettiva natura mutualistica.

La scelta costituente non fu casuale, né dal punto di vista storico – alla metà del secolo scorso la cooperazione aveva una lunga e felice tradizione – né da quello dell’impianto dei valori di fondo della Costituzione: la cooperazione si inscrive coerentemente nella visione pluralista che Madri e Padri costituenti vollero imprimere anche al sistema economico. Il pluralismo è un tratto strutturale della Costituzione in campo politico, sociale, culturale, e così è anche in campo economico. La Carta non abbraccia né il modello liberista puro né quello collettivista: costruisce invece uno spazio aperto alla molteplicità delle forme di organizzazione economica. Se l’articolo 41 garantisce la libertà di iniziativa economica privata e l’articolo 43 ammette la riserva originaria o il trasferimento allo Stato o a comunità di lavoratori o utenti di imprese che gestiscono servizi pubblici essenziali, l’articolo 45 riconosce – e il verbo è significativo: si tratta di qualcosa che preesiste – la cooperazione. Tre pilastri distinti — privato, pubblico, cooperativo — che convivono in un equilibrio pensato per rispondere alla complessità del reale. Il pluralismo economico, come quello politico e culturale, è dunque un tratto strutturale della Costituzione, non una concessione residuale.

In questo quadro, la cooperazione rappresenta qualcosa di più di una semplice forma dell’impresa. Essa esprime un modo di esercitare l’attività economica che pone al centro la persona e la solidarietà reciproca. La Corte costituzionale ha precisato che la mutualità non va intesa in senso meramente riferito all’ente che la pratica, ma si proietta verso la collettività, e raccorda così l’articolo 45 con i principi solidaristici degli articoli 2 e 3 della Costituzione. In questo senso, la cooperazione si pone in piena armonia con un principio che percorre trasversalmente l’intera Carta: il principio di cooperazione, appunto, inteso come valore generale che informa tutte le relazioni fra le istituzioni della Repubblica. Lo si ritrova nella leale collaborazione elevata dalla Corte a principio di rango costituzionale, nei rapporti fra poteri dello Stato, nelle relazioni fra Stato e Regioni e fra i diversi livelli di governo, nei modelli di interazione e nei meccanismi di raccordo propri del sistema costituzionale.

La Costituzione, in definitiva, è essa stessa un progetto cooperativo: una comunità di persone, di corpi intermedi e di istituzioni chiamati a concorrere insieme, con spirito solidaristico, alla costruzione del bene comune. Celebrare l’anniversario della Repubblica rileggendo l’articolo 45 della Costituzione significa riflettere su quanto il principio di cooperazione e la sua pratica applicazione sul terreno dell’attività economica resti attuale e quanto sia importante mantenerlo vivo nell’interesse del mondo cooperativo e di tutta la comunità repubblicana.

 

Daria de Pretis,  Vicepresidente emerita della Corte costituzionale